Gli incontri si sono svolti il 3 e 4 marzo, sono stati condotti da Siria e Alessandro, due studenti di seconda superiore che frequentano un istituto tecnico nella provincia di Treviso, accompagnati e coordinati da Diego, uno dei veterani del movimento proveniente dalla città in cui il progetto è nato, Lecce.
Fin dall’inizio gli studenti relatori hanno saputo creare un clima di dialogo diretto e coinvolgente. Attraverso il racconto della loro esperienza personale e utilizzando anche lo slang tipico dei giovani, Siria e Alessandro hanno spiegato in modo semplice ed efficace che cosa sono il bullismo e il cyberbullismo, aiutando i ragazzi a riconoscerne le diverse forme. È stato sottolineato con forza un messaggio centrale: non restare in silenzio. In caso di episodi di cui si è vittime o anche solo spettatori è fondamentale segnalare, anche in forma anonima, non rimanere fermi e offrire sostegno alla vittima, affinché nessuno venga lasciato solo.
L’intervento non si è limitato alla sensibilizzazione, ma ha coinvolto attivamente le classi attraverso l’avvio concreto del modello MABASTA, un progetto ideato da studenti per studenti che promuove una prevenzione “dal basso”, mettendo i ragazzi al centro del cambiamento.
Il movimento MABASTA – acronimo di Movimento Anti Bullismo Animato da STudenti Adolescenti – è nato nel 2016 a Lecce dall’iniziativa di un gruppo di studenti quattordicenni. La sua filosofia si fonda su un principio semplice ma potente: non sono gli adulti a imporre regole, ma sono gli stessi ragazzi a scegliere di rendere la propria classe un luogo sicuro e rispettoso. Alla base del progetto vi sono due principi guida:
“Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”
“Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”.
Il protocollo MABASTA è gratuito, pratico e immediatamente applicabile: non propone teoria astratta, ma strumenti concreti che coinvolgono studenti, docenti e famiglie con l’obiettivo di migliorare realmente il clima della classe e trasformarla da semplice gruppo di individui in una vera “comunità di cura”.
Durante gli incontri il modello è stato attivato direttamente nelle classi. Gli studenti hanno infatti partecipato a diverse azioni operative. In primo luogo hanno compilato un questionario anonimo che consente di fotografare il clima relazionale della classe. Lo scopo è di sondare la situazione esistente e l’atteggiamento che, genericamente, caratterizza ogni classe. I risultati del test sono messi a disposizione del MABA-Prof, l’insegnante individuato dagli stessi studenti come docente di riferimento, con cui hanno maggiore empatia e dialogo, per affrontare e segnalare eventuali situazioni problematiche. In questo modo ogni singolo alunno/a, in qualsiasi momento e con estrema facilità, velocità e praticità, sa perfettamente a chi può rivolgersi per segnalare episodi o chiedere consigli. Fermo restando che nell’Istituto è presente un docente referente per il bullismo e il cyberbullismo, è utile che ogni singola classe abbia un proprio docente di riferimento.
Un altro momento significativo è stato quello della scelta dei “Bullizzotti”: in ogni classe sono stati eletti due studenti sentinella, incaricati di osservare il clima del gruppo, riconoscere eventuali situazioni di tensione e segnalare tempestivamente difficoltà o conflitti, cercando di favorire il dialogo prima che possano trasformarsi in episodi più gravi. Sono studenti che, in poche parole, hanno il compito di tenere occhi e orecchie aperte al fine di individuare sul nascere ogni comportamento o episodio di bullismo e cyberbullismo e, per quello che è nelle loro possibilità, cercare di risolverli.
Per facilitare la possibilità di chiedere aiuto o segnalare episodi critici sono stati presentati anche due strumenti di segnalazione. Il primo è la Bullibox, una cassetta fisica installata a scuola nella quale gli studenti possono inserire segnalazioni anche in forma riservata. La Bullibox sarà controllata periodicamente dalla docente referente per il bullismo e il cyberbullismo dell’Istituto , che provvederà poi a condividere le informazioni con i MABA-Prof delle classi interessate.
Accanto a questo è stato presentato anche uno strumento digitale online, il “Digital Antibullying Desk”, una sorta di Bullibox virtuale disponibile sul sito del movimento (www.mabasta.org/segnala). La piattaforma permette a chiunque di effettuare segnalazioni, anche in forma anonima, tramite smartphone, tablet o computer. Il centro di ascolto digitale è sempre attivo e il movimento MABASTA provvede a raccogliere e inoltrare le segnalazioni al personale responsabile della scuola o agli esperti competenti, come dirigenti scolastici, polizia postale, psicologi e altre figure specializzate, in modo da garantire un intervento tempestivo e adeguato alle diverse situazioni.
Obiettivo finale del Modello MABASTA è la “Classe Debullizzata”: quando l’obiettivo sarà raggiunto verrà indicato su un cartellone dedicato che ogni classe possiede.
L’esperienza si è rivelata particolarmente significativa perché ha reso i ragazzi protagonisti attivi della prevenzione. Il messaggio finale lasciato dagli studenti del movimento è chiaro: il silenzio è il vero alleato del bullismo, mentre la partecipazione e la responsabilità condivisa possono trasformare la classe in un luogo più sicuro, accogliente e rispettoso per tutti.
Il feedback raccolto al termine degli incontri è stato molto positivo: sia i docenti sia gli studenti hanno apprezzato la modalità diretta, concreta 7e partecipativa dell’intervento, riconoscendone il valore educativo e l’efficacia nel favorire riflessioni autentiche e un maggiore senso di responsabilità all’interno delle classi.


Articolo a cura dell’insegnate Patrizia Filagrana





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